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La garzaia

L'installazione lignea realizzata dall'artista Romano Bertuzzi nella collezione permanente del Museo

garzaia“Poeticamente abita l’uomo su questa terra”, è un verso di Holderlin che condensa con forza lirica la condizione umana nella natura. In questo verso è racchiuso il senso del dimorare umano nell’ambiente naturale, che, se può prendere forme strumentali e di sfruttamento, può anche essere vissuto come incanto, poesia, arte. Da molti anni il lavoro artistico di Romano Bertuzzi si caratterizza per una riflessione intorno al rapporto tra uomo e natura. Nel corso del tempo questa riflessione si è espressa nei modi e nelle forme più svariate, dal disegno al video, dalla fotografia alla performance. La grande installazione che accoglie i visitatori del Museo Civico di Storia Naturale, intitolata La Garzaia, rientra in questo percorso. Con i suoi oltre sei metri di altezza, questa struttura lignea prende ispirazione dagli alberi che ospitano diverse specie di uccelli lungo le rive del grande fiume Po.

Organizzati in vere e proprie comunità in cui conducono una vita scandita da abitudini e ritmi che procedono anno dopo anno seguendo lo svolgersi delle stagioni, aironi cenerini, garzette, nitticore, sgarze ciuffetto e aironi rossi sono i testimoni del lento fluire delle acque del grande fiume. Dall’alto della garzaia, tra intrecci di rami, i giovani nati scoprono il primitivo battito d’ali nel proprio nido al riparo di frondosi pioppi e ontani o sui più alti e fitti saliceti.

La garzaia parla di vita accanto al fiume, della ricerca del cibo, delle attese, del passaggio da un’area di riproduzione a una di svernamento in un ciclo dalle cadenze annuali che porta gli individui della colonia a fare sempre ritorno alla familiare pianura lungo la quale il Po nel corso dei millenni ha segnato il suo tracciato. Tra la fine di agosto e la fine di settembre le garzette lasciano gli areali padani per raggiungere l’Africa settentrionale tra Marocco ed Egitto, spingendosi fino alle latitudini subsahariane. Da lì faranno ritorno verso l’inizio di aprile per ripopolare le colonie abbandonate. In certi casi però lo svernamento avviene in alcuni boschetti ripariali della stessa pianura Padana. Anche aironi rossi e sgarze ciuffetto lasceranno i luoghi di nidificazione tra la fine dell’estate e l’autunno per dividere tra loro i propri quartieri di svernamento in Africa e tornare nel mese di aprile dell’anno successivo. Verso la fine di ottobre le nitticore saranno le ultime ad abbandonare la garzaia per migrare in Africa tropicale lungo i bacini dei grandi fiumi che scorrono a nord dell’equatore; saranno anche le prime a tornare all’affacciarsi del nuovo sole di marzo.

La Garzaia di Romano Bertuzzi si propone, quindi, non come semplice raffigurazione funzionale ad una esposizione sistematica di un habitat naturale ma come simbolica ed evocativa rappresentazione di una Natura nella sua realtà di interazioni complesse. Quegli Ardeidi, scelti tra gli esemplari delle collezioni storiche del museo, che interagiscono con un’architettura lignea di linee che si intersecano, intrecciandosi come i ramoscelli e le cannucce degli stessi nidi opportunamente collocati accanto agli esemplari tassidermizzati, ci offrono l’occasione di focalizzare uno degli aspetti forse meno noti e nello stesso tempo più affascinanti tra le peculiarità naturalistiche di cui ancor oggi rimane significativa traccia lungo il Po e che, come tali, meritano di essere conosciute, amate e custodite.

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